Il significato di Polizia

 

.

Come è noto… Il concetto deriva dallo sviluppo della polis della Grecia antica.

La polis fu un modello di struttura tipicamente greca che prevedeva l’attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. In contrapposizione alle altre città-stato antiche, la peculiarità della polis non era tanto la forma di governo democratica od oligarchica, ma l’isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi soggiacessero alle stesse norme di diritto, secondo una concezione che identificava l’ordine naturale dell’universo con le leggi della città. Queste erano concepite come un riflesso della Legge universale preposta a governo del mondo.

L’armonia esistente fra la polis e gli individui che la componevano era assimilata così a quella esistente in natura fra il tutto e le sue singole parti. In virtù di una tale corrispondenza l’uomo greco era portato a sentirsi organicamente inserito nella sua comunità. Ognuno trovava la propria realizzazione nella partecipazione alla vita collettiva e nella costruzione del bene comune.

In senso storico si tratta dunque di un concetto molto prossimo a quello di governo, inteso come potere esecutivo, gestore dell’autorità conferitagli dalla comunità di riferimento al fine dell’amministrazione della cosa pubblica e spesso in funzione del bene comune. Ed è concetto affine anche a quello della pubblica sicurezza, uno degli elementi costituzionali del contratto sociale e una delle tematiche che più direttamente legano il concetto originario di polizia con quello moderno.

La polizia britannica è stata una delle prime organizzazioni istituzionali di polizia in senso moderno, avendo introdotto un concetto di polizia metropolitana già nel XVI secolo. Nello stesso paese intorno al 1821, nacque “Scotland Yard” (che prese però tale nome solo nel 1829). Prima di tale data i compiti di polizia erano affidati a dei “retti cittadini” secondo il codice di Winchester del 1285.

Oggi quasi tutti gli ordinamenti giuridici degli stati moderni prevedono l’istituzione e l’impiego di corpi di polizia, con differenziazioni che tengono conto delle relative specificità culturali (ed eventualmente anche religiose – ad esempio in regimi di teocrazia) e giuridiche.

.

La Polizia giudiziaria e la Polizia di Sicurezza

Lo Stato tutela l’ordine e la legalità servendosi delle forze di polizia, che operano in regime di Polizia Amministrativa e Polizia Giudiziaria.

1. La polizia amministrativa si occupa dell’osservanza della legge e dei regolamenti amministrativi, in esecuzione delle funzioni proprie del potere esecutivo… e comprende:

  • la polizia tributaria,
  • la polizia sanitaria,
  • la polizia stradale
  • (…e, importantissima:) la polizia di sicurezza.

2. La polizia di sicurezza ha come compito la tutela di una società civile quali sono l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone: tende a prevenire il compimento dei reati.

La pubblica sicurezza riguarda perciò tanto le attività di polizia, volte ad assicurare la “sicurezza” attraverso il rispetto delle norme di legge, quanto quelle comunque finalizzate a “prevenire” che la comunità possa patire danni da eventi fortuiti e accidentali, infortuni e disastri naturali, climatici, o di qualunque altro genere, o comunque a prevenirne l’aggravio del danno attraverso l’organizzazione di forme di prevenzione e di soccorso.

La definizione che riunisce nella pubblica sicurezza le funzioni di polizia e quelle di protezione civile, appare adatta a tempi di pace, ma da taluni si eccepisce che in presenza di contingenze legate alla difesa militare, anche queste funzioni propriamente vi appartengano.

In sintesi la locuzione pubblica sicurezza può avere un significato letterario inteso in senso lato o un significato giuridico istituzionale in senso stretto con riferimento al personale che espleta funzioni di polizia.

La funzione di polizia di sicurezza è diretta da un organo unitario:

  • il Ministro dell’Interno;
  • attraverso il Prefetto o il Questore, in sede locale – (Secondo l’art. 1 delTULPS e del regolamento di esecuzione, sono autorità provinciali di pubblica sicurezza il Prefetto e il Questore, quelle dell’autorità locale il capo dell’ufficio di pubblica sicurezza del luogo o, in mancanza, il Sindaco in qualità di ufficiale del governo limitatamente a quanto demandatogli dall’art. 54 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali[1].)

3. La polizia giudiziaria, dipende direttamente dal Pubblico Ministero. Essa ha come compiti di prendere la notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale:

  • tende alla repressione dei reati.
  • In situazioni di necessità o urgenza la polizia giudiziaria procede all’arresto in flagranza o al fermo di una persona gravemente indiziata e inoltre, in caso di flagranza di reato, può perquisire persone o luoghi.
  • La funzione di polizia giudiziaria è svolta sotto la direzione del pubblico ministero e sotto la sorveglianza del procuratore generale presso la Corte d’Appello.
  • Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la funzione di polizia giudiziaria è svolta da un organo centrale chiamato direzione investigativa antimafia D.I.A. che è posto sotto la direzione e la sorveglianza del procuratore nazionale antimafia.

La Polizia in genere, quando svolge le funzioni di polizia amministrativa o di sicurezza, non gode di poteri coercitivi. Viceversa, non appena giunge la notizia che è stato commesso un reato, viene esercitata la funzione di polizia giudiziaria con l’uso di poteri coercitivi sotto la direzione del pubblico ministero.

Il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende:

a) all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica;

b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria;

c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto.

.

Le Compagnie Barracellari

Il primo ordinamento organico dell’istituto barracellare, come noto, risale al Regolamento 14 luglio 1898, n. 403, promulgato dall’allora Re Umberto I.

Nel regime del predetto regolamento, il capitano era nominato dal Prefetto.

La nuova disciplina del barracellato, contenuta nella legge regionale 15 luglio 1988, n. 25, intervenuta nell’esercizio delle potestà della Regione Autonoma della Sardegna ad essa attribuita dall’art. 3, lettera c) dell’art. 12 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, annovera le Compagnie Barracellari nel comparto regionale della polizia locale. (Rif.. L.R. 22 agosto 2007 n. 9, all. “A”).

Di fatto la nuova legge ha sostituito integralmente la legislazione del 1898, anche se lo scopo era dichiaratamente quello di promuovere e favorire l’istituzione ed il potenziamento delle compagnie barracellari di cui al regio decreto del 1898 che, infatti, continuarono ad operare ancora secondo le disposizioni di quest’ultimo decreto, mentre veniva espressamente abrogata la precedente legge regionale 23 gennaio 1969, n. 4 concernente provvidenze.

Con la nuova legislazione, le funzioni delle Compagnie Barracellari continuano ad essere fondamentalmente quelle proprie tradizionali, cioè in primo luogo la salvaguardia delle proprietà loro affidate in custodia ma ad esse si aggiungono altre funzioni che vengono svolte in collaborazione con le forze di polizia statale.

Le funzioni delle Compagnie Barracellari dunque, le possiamo distinguerle in due tipi.

  • Il primo riguarda funzioni prettamente di diritto pubblico, cioè quelle che vengono svolte in materia di:
  1. protezione civile;
  2. prevenzione e repressione dell’abigeato;
  3. prevenzione e repressione delle infrazioni in materia di controllo degli scarichi di rifiuti civili ed industriali;
  4. di vigilanza e tutela del patrimonio boschivo e delle aree coltivate in genere;
  5. del patrimonio idrico in funzione anche antinquinamento;
  6. di vigilanza dei parchi,
  7. di vigilanza delle aree vincolate e protette, della caccia e pesca,
  8. di vigilanza degli incendi in funzione di prevenzione e di repressione.

Altresì, viene a porsi in evidenza la più importante delle funzione: la collaborazione, indicata all’art. 5 della legge, che riguarda la funzioni di polizia di sicurezza, (quando ne sia stata fatta richiesta al sindaco), cioè quella funzione che ordinariamente è svolta dallo Stato mediante l’apparato di sicurezza costituito principalmente dalle ordinarie forze di polizia.

  • Il secondo gruppo di funzioni, invece, si identifica in una previsione normativa prettamente di diritto privato:
  1. Salvaguardare le proprietà affidate loro in custodia dai proprietari assicurati, verso un corrispettivo determinato secondo le modalità previste dalla legge;
  2. salvaguardia del patrimonio e dei beni dell’ente comune di appartenenza, siti fuori dalla cinta urbana, nonchè amministrazione dei beni di uso civico e di demanio armentizio, secondo le modalità da stabilirsi con apposita convenzione.

In Sardegna Le Compagnie Barracellari sono una ingente forza, con dotazione di mezzi e di attrezzature che, anche se non adeguata perfettamente alle necessità, sono massicciamente presenti sul territorio e che sicuramente costituiscono una forza astrattamente di grande utilità, soprattutto ove si consideri che le condizioni attuali delle campagne non sono molto dissimili da quelle del passato e ciò nonostante il massimo e migliore impegno profuso dalle forze di polizia dello Stato, dalla Guardia forestale regionale e dai corpi di polizia locali.

Si tratta, quindi, di una forza che se attivata opportunamente da più parti è certamente idonea a svolgere una attività di polizia vera e propria, diretta alla salvaguardia della sicurezza pubblica e alla vigilanza e controllo del territorio.

Va considerato inoltre, a favore di tale opinione ormai diffusa, che oggi si ripropone con sempre maggiore insistenza, l’esigenza di un adeguamento ulteriore del sistema della sicurezza e premono nuovi modelli organizzativi opportunamente potenziati ed improntati ad un più vasto e complesso coinvolgimento dei soggetti istituzionali presenti nel territorio e di tutti gli organismi operativi che possono contribuire alla produzione di sicurezza in un sistema partecipato ed integrato e al contempo maggiormente vicino ai reali bisogni dei cittadini.

E proprio in una prospettiva in cui la sicurezza deve farsi più vicina ai reali bisogni dei cittadini è necessario anche che i modelli individuati sia nelle città, sia nei centri più piccoli e nell’agro, siano tali da sapere individuare per tempo i fattori di insicurezza, cioè quelle situazioni che possono generare pericolo per l’incolumità dei cittadini, per rimuoverle tempestivamente o, quanto meno, fronteggiarle adeguatamente.

In questa nuova visione dei rapporti tra diversi organismi, l’integrazione delle Compagnie Barracellari nell’apparato di sicurezza, in operazioni di controllo e di vigilanza del territorio, e di prevenzione in posizione di collaborazione con le forze di polizia, non può apparire cosa secondaria; anzi deve ritenersi auspicabile proprio per le caratteristiche dei soggetti che costituiscono le compagnie stesse, dotati di quelle caratteristiche più utili ai fini prefissati e, cioè, di un’ampia cognizione del territorio sul quale operano, delle problematiche esistenti e della gente.

.

(Legge Regionale 15 luglio 1988, n. 25).

.

Regio Decreto 6 maggio 1940 n. 635

Art. 4-bis. (Qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza) – In deroga a quanto previsto dall’articolo 43 del testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 31 agosto 1907, n. 690, il prefetto, in attuazione delle direttive del Ministro dell’interno, ed a richiesta delle amministrazioni interessate, provvede all’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza alle guardie telegrafiche e di strade ferrate, ai cantonieri di cui all’articolo 12 del codice della strada emanato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni e integrazioni, e agli altri agenti destinati all’esecuzione ed all’osservanza di speciali leggi e regolamenti, (Barracelli), che risultino:

  1. essere maggiorenni;
  2. essere in possesso del diploma di scuola media inferiore;
  3. non avere subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo e non essere stato sottoposto a misura di prevenzione;
  4. avere il godimento dei diritti civili e politici. Sono fatti salvi gli ulteriori requisiti richiesti per l’accesso allo specifico impiego per il quale è richiesta la qualità di agente di pubblica sicurezza.

All’atto dell’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza, l’interessato è tenuto a prestare giuramento, in deroga all’articolo 231 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, davanti al prefetto o suo delegato, con la seguente formula:

Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e delle regioni e di adempiere alle funzioni affidatemi con coscienza e diligenza e con l’unico intento di perseguire il pubblico interesse”.

L’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza è revocata, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, qualora venga a mancare taluno dei requisiti prescritti, ed è sospesa nei casi in cui la legge prevede la sospensione dal servizio o, comunque, quando nei confronti dell’interessato è adottato un provvedimento restrittivo della libertà personale.

Le disposizioni del presente articolo, si osservano in tutti i casi in cui disposizioni di legge o di regolamento rimettono all’autorità amministrativa il riconoscimento della qualità di agente di pubblica sicurezza, fatte salve le disposizioni in vigore per la polizia municipale: Articolo inserito dall’art. 5, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311.

.

.

.

.

.

.

.

Annunci