Il Codice di Procedura Penale del 1865 e la Giurisprudenza

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CODICE di PROCEDURA PENALE

REGNO D’ITALIA

1865

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TORINO
STAMPERIA REALE

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V I T T O R I O  E M A N U E L E  I I 

PER GRAZIA DI DIO E VOLONTÀ DELLA NAZIONE

 RE D’ITALIA

 Vista la Legge del 2 aprile 1865, n° 2215, con cui il Governo del Re fu autorizzato ad estendere a tutto il Regno il Codice di Procedura Penale del 20 novembre 1859 con le modificazioni indicate nell’art. 1, n° 8 della medesima, e con quelle che avesse riconosciute necessarie a norma del successivo articolo 2; Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Nostro Guardasigilli, Ministro Segretario di Stato per gli Affari di Grazia e Giustizia e dei Culti; Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Art. 1.

Il Codice di Procedura Penale è approvato, ed avrà esecuzione in tutte le Province del Regno a cominciare dal 1 Gennaio 1866.

Art. 2.

Un esemplare del detto Codice stampato nella Tipografia Reale, firmato da Noi, e consegnato dal Nostro Guardasigilli, servirà di originale e verrà depositato e custodito negli Archivi generali del Regno.

Art. 3.

La pubblicazione del detto Codice si eseguirà col trasmettere un esemplare stampato a ciascuno dei Comuni del Regno per essere depositato nella sala del Consiglio comunale, e tenuto ivi esposto per venti giorni almenoprima del 31 dicembre 1865, e per sei ore in ciascun giorno affinché ognuno possa prenderne cognizione.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi del Regno d’Italia mandando chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Firenze addì 26 novembre 1865.

VITTORIO EMANUELE II

Registrato alla Corte dei Conti 

addì 27 novembre 1865 

Reg.° 34 Atti del Governo a c. 71

CRODARA – VISCONTI.

 

(Luogo del Sigillo)
Il Guardasigilli
CORTESE

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TITOLO II°

DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA E

DEGLI UFFIZIALI CHE LA ESERCITANO

 

56.– La polizia giudiziaria ha per oggetto di ricercare i reati d’ogni genere di raccoglierne le prove, e fornire all’autorità giudiziaria tutte le indicazioni che possano condurre allo scoprimento degli autori, degli agenti principali e dei

57.Essa viene esercitata sotto la direzione e dipendenza del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, e del Procuratore del Re presso il Tribunale correzionale, nel quale esercitano le loro funzioni:

– Dalle Guardie Campestri e dagli Agenti di Pubblica Sicurezza;

– Dagli Uffiziali e bassi Uffiziali dei Carabinieri Reali, dai delegati ed applicati di pubblica Sicurezza, dai Sindaci o da chi ne fa le veci;Osservati da ciascuno i limiti delle sue attribuzioni, e senza pregiudizio della subordinazione dovuta ai suoi superiori, il tutto a norma degli speciali regolamenti;

– Dai Pretori;

4 – Dai Giudici istruttori.

Gli Uffiziali di polizia giudiziaria menzionati nei numeri 2, 3 e 4 avranno nell’esercizio delle loro funzioni il diritto di richiedere direttamente la Forza Pubblica.

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CAPO I°

DELLE GUARDIE CAMPESTRI

E DEGLI AGENTI DI PUBBLICA SICUREZZA

 

  1. Le Guardie Campestri sono considerate come Uffiziali di Polizia Giudiziaria, sono incaricate, ciascuna nel distretto assegnatole, di ricercare e accertare e delitti e le contravvenzioni che avranno arrecato danno alle proprietà rurali. Gli Agenti di Pubblica Sicurezza dovranno ricercare ed accertare le contravvenzioni di azione pubblica, ed accertare quelle di azione privata che siano state denunciate dalla parte offesa o danneggiata.
  2. – Gli Uffiziali suddetti stenderanno verbale, nel quale enunceranno la natura del fatto colle sue circostanze e specialmente quelle di tempo e di luogo, le prove e gli indizi a carico de’ presunti colpevoli. Le interrogazioni fatte ai medesimi le loro risposte. Terranno dietro agli oggetti del reato od a quelli che hanno servito a commetterlo, e li porteranno sotto sequestro. Non di meno è loro vietato, anche in caso di perquisizioni, d’introdursi nelle case, officine, fabbricati, orti adiacenti, o recinti, senza essere accompagnati da alcuno degli Uffiziali menzionati nel capo seguente. I verbali saranno sottoscritti dagli Uffiziali che li avranno distesi e dalle persone intervenute nell’atto.
Nota: Sia in questa pagina che in quella precedente è estremamente facile dimostrare che i Barracelli essendo paragonati alle Guardie Campestri erano già dall’ora agenti di Pubblica Sicurezza avendo il principale compito di ricercare, accertare, e reprimere i reati, quindi veniva riconosciuta la qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria come dimostra il comma 1 del presente articolo. Però non bisogna dimenticare che questa disposizione era già richiamata nella Legge Speciale approvata con Regio Decreto 22 Maggio 1853 n° 1533 Disposizioni concernenti le Compagnie Barraccellari in Sardegna”.
  1. Gli Uffiziali suddetti arresteranno e tradurranno avanti al Pretore qualunque individuo che avranno sorpreso in flagrante di reato o che sarà denunciato per clamore pubblico, allorché il reato importi la pena del carcere per un termine maggiore di tre mesi od altra pena più grave, ovvero trattasi di persone menzionate nella prima parte dell’art. 206 ed il reato sia punibile col carcere. Il Pretore trasmetterà al Procuratore del Re il rapporto prescritto del 2° allinea dell’art. 68. Potranno richiedere l’aiuto della Forza pubblica dal Sindaco o Vice Sindaco del luogo, il quale non potrà ricusarla.
  2. – entro due giorni al più tardi a contare da quello in cui sarà accertato il reato, i verbali e gli oggetti sequestrati saranno rispettivamente trasmessi al Pretore od al Procuratore del Re secondo che si tratti di contravvenzione o di delitto di competenza del primo, ovvero di delitto di competenza superiore, o di crimine. Il Pretore ordinerà, senza ritardo, che i verbali, le denunce e le querele siano comunicati per mezzo della cancelleria a chi fa presso di lui le parti del Pubblico Ministero.

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(1889)

CAPO XII:

Disposizioni comuni Capi precedenti

Articolo 207.

Per gli effetti della legge penale sono considerati pubblici ufficiali:

 – coloro che sono rivestiti di pubbliche funzioni, anche temporanee, stipendiate o gratuite, a servizio dello Stato, delle Province o dei Comuni, o di un istituto sottoposto per legge alla tutela dello Stato, di una Provincia o di un Comune;

 – i notai;

 – gli agenti della Forza pubblica e gli uscieri addetti all’ordine giudiziario.

Ai pubblici ufficiali sono equiparati, per gli stessi effetti, i giurati, gli arbitri,i periti, gli interpreti e i testimoni, durante il tempo in cui sono chiamati ad esercitare le loro funzioni.

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La Giurisprudenza sui Barracelli

N° 18 – (art. estratto Libro II. Titolo III art. 207) – Il Codice penale considera pubblici ufficiali tuttigli agenti della forza pubblica, è non può negarsi che tali siano i Barracelli della Sardegna (Sent.Corte di Cassazione del 27 ottobre 1890 – Cassazione Unica, Vol. II pag. 184). Trattandosi nel Codice, di reati commessi esclusivamente da pubblici ufficiali, e di altri in danno degli stessi, era necessario che il legislatore indicasse esplicitamente quale fosse il significato di  pubblico ufficiale. Lo ha fatto nell’articolo in esame. Secondo questo, è pubblico ufficiale colui che è rivestito di pubbliche funzioni, anche temporanee, stipendiate o gratuite, al servizio dello Stato, delle Province, e dei comuni, o di un istituto sottoposto per legge alla tutela dello Stato della Provincia o del Comune. Sappiamo che l’Amministrazione si organizza per l’attuazione dei molteplici fini dello Stato. Per attuare questi fini lo Stato, ne trasmette l’incarico in talune persone fisiche, le quali in quanto sono rivestite di una pubblica funzione sono pubblici ufficiali. Funzione pubblica è quell’insieme di incombenze che lo Stato affida ad una persona fisica, al fine di adempiere ad una delle mansioni, allo Stato medesimo pertinenti, con fine pubblico, cio è nell’interesse giuridico e sociale dei cittadini. Per essere ritenuto quindi pubblico ufficiale, la legge vuole in un primo luogo che la persona sia rivestita di una di queste pubbliche funzioni. È indifferente che questa funzione sia esercitata temporaneamente o stabilmente, che sia stipendiata o gratuita. La pubblica funzione poi deve essere esercitata a servizio dello Stato, delle Province e dei Comuni o di un’ istituto sottoposto per legge alla tutela di uno o l’altro di questi tre enti.

Nota: È chiara l’espressione della Legge la quale afferma chiaramente che la qualità di Pubblici Ufficiali è conferita a coloro i quali, a prescindere dalla loro retribuzione sono rivestiti di pubbliche funzioni al servizio dello Stato, delle Province o dei Comuni, o di un istituto sottoposto per legge alla tutela dello Stato, di una Provincia o di un Comune, certamente non vi è da dubitare che in tal contesto rientrino i Barracelli, anche per il semplice fatto che, nel 1889 le loro funzioni erano regolate dal Regolamento del 1853 il quale affidava ad essi compiti al servizio dello Stato e del Comune.

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CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA

Udienza 3 novembre 1903 – Pres. Masi – Rel. Locci Selis – P. M. De Francesco – Causa Lilliu, Pascolo abusivo. Provvedimenti per la Sardegna – Oltraggio – Violenza  – Minaccia – Scriminante.

Perché si abbia la contravvenzione all’art. 21 del Regolamento speciale per la Sardegna basta l’introduzione di animali nel fondo altrui senza il consenso del proprietario, indipendentemente dal fine di pascolo, quale è richiesto dall’art. 426, capoverso, codice penale (Regolamento speciale per la  Sardegna 14 Luglio 1898 n° 404, art. 21, 22, e art. 426 cod. pen.) – (vedi nota sotto) 

I Barracelli, in caso di flagrante contravvenzione al regolamento speciale per la Sardegna, agiscono legittimamente anche fuori il loro distretto (art. 14 Regol. speciale per la Sardegna 14 luglio 1898 n°403, art. 125 cod. pen.) La Corte di cassazione di Roma. Omissis…

Attesoché è bensì vero, in quanto al primo mezzo, che esplicitmente il Tribunale non discusse la questione propostagli, se, o meno, l’art. 21 del regolamento 14 luglio 1898 avesse abrogato l’art. 426 del codice penale, ma è chiaro che l’esaminò e la risolvete implicitamente contro le intenzioni del ricorrente, quando affermò che l’argomento non era seriamente giuridico ne confortato dai fatti e solo poteva avere efficacia per quanto al delitto di pascolo abusivo, essendo rimasto accertato che il Lilliu avea introdotto il suo bestiame nel terreno aperto per poter avviarlo al terreno proprio, senz’animo di farlo ivi pascolare, onde esulava il delitto di pascolo abusivo e rimaneva quello dell’introduzione abusiva di animali nel terreno altrui.

Lo, che il altri termini, volle dire che nel fatto addebitato al Lilliu mancano gli estremi del reato, di cui al capoverso dell’art. 426, che anch’esso altra delle ipotesi del pascolo abusivo, ma non mancavano per la contravvenzione di cui all’art. 21 della legge speciale per la Sardegna e, in conseguenza, implicitamente che le ipotesi del capoverso dell’art. 426 sussistevano tuttavia, nonostante il disposto art. 21, il quale conteneva un’ipotesi diversa.

Atteso ché disse bene il Tribunale, perché non è esatto ciò che afferma il ricorrente, che l’art. 21 della Legge speciale per la Sardegna, abbia abrogato il capoverso dell’art. 426 del cod. pen. perché a costituire il reato previsto in quest’articolo del codice, occorre che l’introduzione o l’abbandono del bestiame nel fondo altrui siano accompagnati dall’intenzione di farveli pascolare, ed è perciò che è punito con pena applicabile ai delitti, mentre, a integrare il reato dell’art. 21 della legge speciale, basta la semplice abusiva introduzione del bestiame, anche senza l’animo di voler approfittare con esso nel fondo altrui del pascolo perciò punito con una semplice contravvenzione.

È una legge di prevenzione, intesa ad impedire che l’introduzione del bestiame negli altrui fondi, anche per altro scopo che non sia quello di farlo pascolare, dia causa a danno in fondo altrui nel pascolo e in altro a evitare il pericolo che, sotto un pretesto qualsiasi, l’introduzione del bestiame serva come mezzo ad approfittare del pascolo nel terreno altrui. 

Atteso che, quindi, cade il terzo mezzo, col quale si vuol sostenere che, mancando l’intenzione di profittare del pascolo, l’introduzione del bestiame nel fondo altrui, chiuso o aperto, senz’animo di farvelo pascolare, non costituisca reato, occorrendo soltanto che l’introduzione sia abusi  va, cioè senza il consenso del proprietario, il quale, secondo lo spirito dell’art. 22 del regolamento più volte citato, dovrebbe essere per iscritto vistato dal Capitano dei Barracelli. 

Attesochè nel secondo mezzo si sostiene che le minacce non costituivano reato, perché i Barracelli oltraggiati diedero causa all’oltraggio con un loro atto arbitrario, ossia col tentare di metter sotto sequestro una pecora del gregge del Lilliu fuori la propria giurisdizione e cioè nel territorio del Comune limitrofo di Gonnosfanadiga.

Ma anche questo mezzo e similmente infondato, perché non è da ammettersi la teorica del ricorrente, che i Barracelli di un distretto, in caso di flagranza di reato e per seguirne le tracce, non possano inoltrarsi nel territorio di un altro distretto e siano privi di giurisdizione. Essi, secondo l’art. 14 del regol. 14 luglio 1898 n° 403, sono equiparati agli Agenti di P. S. e hanno funzioni proprie perla guarentigia delle proprietà affidate alla loro custodia, e però come gli Agenti di P. S. in caso di flagranza non commettono alcun abuso o eccesso di potere se, perseguendo i reati o i rei, escono dal proprio distretto e s’inoltrino nell’altrui giurisdizione, i barracelli non commettono alcun abuso o eccesso nelle loro funzioni, se, seguendo le tracce dei reati e dei rei hanno bisogno di sconfinare dal proprio distretto.

Se così non fosse, le loro funzioni e le loro responsabilità rimarrebbero inefficaci di fronte al fatto di colui che, avendo commesso un reato in prossimità o ai limiti del distretto barracellare, sconfinasse per seguire l’impunità in un distretto diverso.

Ma nel caso del Lilliu vi è qualcosa di speciale, che fa esulare la traccia di arbitrarietà attribuita all’atto dei Barracelli di Mogoro, ed è che il fatto stesso del Lilliu che obbligò i detti Barracelli a sconfinare per eseguire la tentura della pecora, la promessa di lui che volentieri si sarebbe prestato al sequestro purché fosse stato eseguito fuori del fondo “Maccioni”, sotto pretesto che un sequestro praticato entro quel fondo avrebbe potuto dar luogo allo sbandamento del gregge e al possibile danneggiamento dei seminati esistenti.

Ora il Lilliu non può venir contro il proprio fatto a sostenere che il sequestro della pecora si voleva eseguire fuori la giurisdizione Barracellare è che egli perciò avea diritto di opporsi e dire che potea respingere con una minaccia l’operato dei Barracelli, perché anche quando, per dannata ipotesi, potesse dirsi questo illegale, non può certo qualificarsi arbitrario dal Lilliu. Il quale deve reputarsi fortunato di avere sfuggito a una rigorosa sanzione penale, per l’errore, in cui è incorso il Tribunale, ritenendo che il bastone, anche quando portato in modo da intimidire, agli effetti penali non dovea considerarsi come arma contro l’esplicito disposto art. 155 n° 2 cod. Pen.

Nota:  A tal riguardo non bisogna dimenticare che l’art. 3 comma 2 della Legge regionale 15 luglio 1988 n° 25 ricalca quanto dispone la Cassazione in questa sentenza, infatti la nuova disposizione di Legge prevede che le operazioni esterne rispetto al territorio di appartenenza, possono esseresvolte dalla Compagnia Barracellare esclusivamente in caso di necessità dovuto alla flagranza del reato commesso nel territorio di appartenenza, ma non solo, possono anche svolgere detti compiti qualora altre autorità Statali richiedano il loro intervento per particolari esigenze, ed infine possono svolgere i propri compiti istituzionali anche nei comuni ove vi siano particolari forme di intesa tra le rispettive amministrazioni Comunali.

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DECISIONE del CONSIGLIO di STATO

Barracelli in Sardegna – Rifiuto di assicurazione di predi e seminati – illegalità

Le Compagnie Barracellari in Sardegna, per la loro indole e costituzione, sono istituzioni di ordine pubblico; e perciò, come tali, non possono ricusare ai privati l’assicurazione dei predi e seminati che venga ad essi richiesta, = (Parere del Consiglio di Stato, Sez. int. 10 febbraio 1899 n° 698-195 – Comune di Dorgali).

Vista, ecc… sul ricorso del Consiglio Comunale di Dorgali avverso il decreto 14 settembre u.s. del Prefetto di Sassari che gli annullava la deliberazione dell’11 aprile colla quale era reso facoltativo alla compagni barracellare l’accettazione dell’assicurazione dei predi e seminati.

Visto il ricorso medesimo col quale si assume la nullità del decreto prefettizio: 1° dalla incompetenza del Prefetto a giudicare del merito di quella deliberazione secondo il prescritto art. 189 della legge comunale e provinciale; 2° dall’essere stato emanato trascorso il termine utile secondo il disposto dell’articolo 191 della legge medesima; 3° dall’essere caduto in errore di fatto. Ritenuto che la introdotta modificazione al capitolato dovesse essere operativa durante l’esercizio mentre interessava solo la nuova compagnia a costituirsi dal 1 agosto. Visti, ecc… Ha considerato che se le Compagnie Barracellari sono compagnie di assicurazioni, sono però ad un tempo istituite di ordine pubblico dipendenti dall’Autorità politica, come all’evidenza dimostrato e dall’incarico loro commesso di supplire alla forza armata in servizio della giustizia per la difesa delle proprietà e all’armamento che a tale fine è loro consentito e dalla precisa disposizione dell’artt. 13, 14, 15 e 16 della legge 22 maggio 1853 n° 1533. Che perciò tal legge, pur lasciando facoltà ai Comuni di deliberarne la conservazione, mentre ne toglieva la obbligatorietà ha però col art. 1° sottoposto all’approvazione dell’autorità politica le deliberazioni relative dei consigli comunali, ha prescritto all’art. 5 che i capitolati delle Compagnie dovessero essere prodotti per la superiore approvazione ed ha disciplinato la loro composizione. Che da tutto ciò emerge in modo incontrovertibile che le deliberazioni relative all’istituzione delle Compagnie Barracellari non diventano esecutorie per decorrenza di termini alla loro sanzione, ma è mestieri ricevano specifica approvazione per essere legittimamente costituite. Che così mentre non è ad esse applicabile l’art. 189 ella legge comunale e provinciale, per disposizione poi della legge speciale è commesso all’Autorità politica di annullare in qualsiasi tempo e quelle deliberazioni e quei capitolati. Che del resto nel caso presente il Comune di Dorgali sapeva dalla lettera 29 aprile 1898 che il capitolato deliberato l’11 stesso non poteva essere approvato, ed ha quindi commesso un arbitrio istituendo ciò malgrado la Compagnia con quel capitolato. Che ha influenza sul merito dell’impugnato decreto se il nuovo capitolato dovesse essere operativo subito o solamente dalla formazione della nuova Compagnia, poiché in tutti i modi il capitolato non è stato approvato. Che razionalmente fu annullato quel capitolato, poiché le Compagnie barracellari essendo istituti d’ordine pubblico, non possono a piacere loro rifiutare l’opera loro a qualunque cittadino, coma da citata legge del 1853 dimostra all’evidenza coll’ art. 13, facendo facoltà ai consigli comunali bensì di rendere obbligatoria pei i cittadini l’assicurazione; ma non mai facoltativo alle Compagnie di restringere ad alcuni solamente il benefizio della assicurazione.

Per questi motivi, è d’avviso che il ricorso debba essere respinto.

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Giurisprudenza speciale della Corte di Cassazione di Roma

Barracelli in Sardegna Agenti della Forza Pubblica – Sequestro di bestiame.

Secondo il R. D. 14 luglio 1898, n° 403, i barracelli in Sardegna sono considerati come agenti della forza pubblica quando agiscono nell’esercizio delle loro funzioni; per cui le offese contro gli stessi  pronunziate in tale occasione costituiscono il reato d’oltraggio.

A termini dell’art. 22 del regolamento di cui al R. D. 14 luglio 1898 n° 404 essi hanno il diritto di procedere al sequestro del bestiame colto a pascolare abusivamente nei terreni altrui – (Sentenza 1° novembre 1903 – Ricorrente Deplano). La Corte Suprema di Cassazione Sez penale ha così stabilito: I Barracelli sono pubblici ufficiali, non solo ma anche ufficiali di polizia giudiziaria – (Cassazione penale Sentenza del 19 gennaio 1905, Crobu in Giur, Pen. Torino 117, Giurisprudenza Sarda pag. 180. e in Giurisprudenza italiana Repertorio 1905, pag. 452.) 

Nota: (Nozione di Pubblico Ufficiale)l’art. 357 del codice penale oggi in vigore, definisce Pubblici Ufficiali coloro i quali agli effetti della Legge penale, esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. A tal fine la Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato che: agli effetti della Legge penale è pubblico ufficiale chi, in forza di Legge, o di Regolamento esercita una pubblica funzione legislativa giudiziaria ed amministrativa, formando o concorrendo a formare con la sua volontà, la volontà sovrana dello Stato o di una altro ente pubblico presso il quale è chiamato ad esplicare le sue funzioni.

DISAMINA: I Barracelli nella loro qualità di soggetti titolari dei poteri previsti dall’art. 72 della Legge Regionale del 29 luglio 1998 n°23 e artt. 27 e 28 della Legge quadro sulla caccia dell’11 Febbraio 1992 n° 157, esercitano le funzioni di Pubblici Ufficiali poiché in tal contesto svolgono quell’importante funzione pubblica volta a esercitare quei poteri autoritativi e certificativi nell’ambito di protezione dell’attività di protezione della fauna, essendo quest’ultima patrimonio indisponibile dello Stato e quindi attinente ad un interesse pubblico.

Quindi, la funzione di Pubblici Ufficiali esercitata dai Barracelli, va riconosciuta a mente dell’art. 357 del vigente codice penale regolata appunto dalle norme di diritto pubblico.

I Barracelli nell’esercizio o a causa delle loro funzioni in veste di Pubblici Ufficiali, sono obbligati ad osservare quanto ad essi è imposto dall’art. 331 del codice di procedura penale, cioè venendo a conoscenza di una notizia di reato per il quale si debba procedere d’ufficio, hanno l’obbligo immediato di trasmetterne senza ritardo rapporto all’Autorità Giudiziaria.

A tal proposito, non bisogna dimenticare o far finta di non sapere che, l’art. 328 del codice penale punisce l’agente della Compagnia Barracellare che si rifiutasse di procedere ad un atto dei suoi doveri come ricordato dall’art. 331 del codice di procedura penale.

Allo stesso modo gli stessi agenti della Compagnia Barracellare, qualora è richiesto dall’Autorità il loro intervento si rifiutino, incorrono nella pena della reclusione fino a due anni, prevista dall’art. 329 del codice penale. Pertanto ne consegue che ad essi in tal contesto, è applicata la sospensione dall’esercizio delle proprie funzioni a mente dell’art. 289 del codice di procedura penale. A questo punto, bisogna citare quanto in proposito ha stabilito la Corte Suprema di cassazione in sue diverse sentenze, nelle quali viene ribadito che l’articolo 329 del codice penale annovera distintamente tra i destinatari gli Agenti della Forza Pubblica. In questa categoria sono compresi tutti quegli organismi pubblici rivestiti di potestà di coercizione diretta su persone e cose ai fini della tutela dell’Ordine e della sicurezza pubblica, e quindi vi rientrano anche i Barracelli.

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