Appunti di Diritto

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Il “Diritto” è quel complesso di norme giuridiche e consuetudini che regolano i rapporti tra gli individui che fanno parte di una collettività statale, assistito dalla garanzia della sua osservanza dal potere dell’autorità dello Stato.

Il Diritto, si divide in:

Diritto Pubblico – (Diritto oggettivo): cioé quel complesso delle norme che regolano l’organizzazione, il funzionamento e l’esercizio dei poteri dello Stato.

Diritto Privato – (Diritto Soggettivo): cioé quell’insieme di norme che disciplinano i comportamenti ed i rapporti tra i singoli soggetti.

La norma giuridica è un precetto emanato dallo Stato. Esso è formulato in termini generali ed astratti ed impone o proibisce determinati comportamenti.

La consuetudine è una norma non scritta che viene a determinarsi da quel comportamento che, ripetendosi a lungo e in modo costante all’interno di una comunità, viene accettato come norma giuridica.

Dunque, l’insieme delle norme giuridiche – (cioè il Diritto)  -che regolano la vita di un gruppo sociale organizzato, prende il nome di:

ORDINAMENTO GIURIDICO

Le  fonti giuridiche, però, non hanno tutte lo stesso valore.

Tra loro esiste un rapporto di gerarchia in virtù del quale le fonti di grado inferiore non possono essere in contrasto con quelle di grado superiore.

l’ordine di gerarchia è stabilito nel seguente modo:

  • La Costituzione e le leggi costituzionali;
  • Le Leggi ordinarie, decreti legge, decreti legislativi, trattati e regolamenti dell’Unione Europea
  • Le Leggi regionali
  • I Regolamenti
  • Gli Usi e le Consuetudini

In ogni società esistono diversi tipi di regole/norme che disciplinano i rapporti tra gli uomini:

  • Norme di Correttezza
  • di Buona Educazione
  • Morali
  • Religiose
  • Giuridiche

Ma le NORME GIURICHE si differenziano da tutte le altre, perché sono:

“OBBLIGATORIE”

…cioè devono essere rispettate da tutti e prevedono l’applicazione di una “sanzione” nel caso in cui non vengano rispettate.

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La Legge e gli altri Atti aventi forza e valore di legge

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, cioè dal Parlamento.

La forza e il valore di legge sono deducibili in base a tre profili:

  • quello gerarchico;
  • quello di competenza;
  • quello del regime giuridico (quest’ultimo avendo più attenzione politica).

La legge ordinaria, rappresenta l’atto normale o ordinario in cui si esprime il processo di integrazione politica, l’atto ordinario del sovrano, che agisce nei modi costituiti, in contrapposizione alla Costituzione, che è invece l’atto straordinario del sovrano che agisce nei modi costituenti.

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Tuttavia, pur spettando al Parlamento (il quale non ha su di essa diritto di disposizione), la funzione legislativa può anche essere esercitata dal Governo. Può infatti essere delegata, in base all’art. 76, determinando così la posizione in essere di una legge (decreto legislativo) da parte del Governo.

Inoltre può direttamente essere esercitata dal Governo, in casi straordinari di necessità e di urgenza (Art. 77 Cost.), chiedendosi però, a pena di inefficacia ex tunc dell’atto, la conversione in legge entro sessanta giorni (decreti-legge).

Ulteriore fonte avente forza e valore di legge, pur con i rilevanti limiti derivanti dal testo costituzionale e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, è il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 della Costituzione.

L’art. 117 della Costituzione, così come modificato dalla riforma del titolo V della costituzione (legge n. 3/2001) individua tre tipi di competenza legislativa:

  1. la competenza esclusiva dello Stato;
  2. la competenza ripartita tra Stato e Regioni (entrambe, nelle materie espressamente indicate);
  3. la competenza esclusiva delle Regioni, in tutte le materie non enumerate (principio di residualità).

Le leggi regionali sono completamente equiparate alle leggi statali o ordinarie, per tale motivo si collocano insieme con esse tra le fonti primarie subcostituzionali.

Una particolare posizione assume, poi, lo Statuto regionale adottato con un procedimento aggravato (doppia deliberazione e referendum eventuale), e unico atto legislativo regionale ancora impugnabile in via preventiva (entro trenta giorni) da parte dello Stato.

Nel diritto, il termine regolamento viene usato per designare atti normativi emanati da organi dello stato, enti pubblici, organizzazioni internazionali e anche enti privati per disciplinare determinate materie o il proprio funzionamento.

Il Decreto Ministeriale

Un decreto ministeriale (D.M.), nell’ordinamento giuridico italiano, è un atto amministrativo emanato da un Ministro della Repubblica Italiana nell’ambito delle materie di competenza del suo dicastero.

Quando è emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri prende la denominazione di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (d.P.C.M.).

Quando il decreto richiede la competenza di diversi dicasteri viene denominato decreto interministeriale.

Il decreto ministeriale pone norme tecniche di dettaglio, o generiche finalizzate all’attuazione di una norma di legge. Esso non ha forza di legge ma riveste carattere di fonte normativa secondaria soltanto qualora sia qualificato come regolamento.

È sempre prescritto dalla legge, che dopo aver delineato i principi fondamentali di una data materia (ad esempio, la classificazione delle strade), ne affida l’esatta definizione tecnica ed attuazione al ministro competente, che la effettua con proprio decreto. Sotto questo aspetto, il decreto ministeriale non va però confuso con il decreto legislativo, che è invece un atto avente forza di legge emanato dal Governo nel suo insieme a seguito di una legge di delega parlamentare. Es. un regolamento sanitario, modifiche ed integrazioni di dettaglio in materia di economia e finanza pubbliche, la classificazione di determinati beni o prodotti, l’organizzazione e le procedure amministrative, e così via.

Le norme, dunque, sono:

  1. Leggi ordinarie(adottate dal Parlamento);
  2. Decreti Legislativi(atto normativoavente forza di legge adottato dal Governo per delega espressa e formale del Parlamento);
  3. Decreti Leggi– (atto normativo provvisorio avente forza di legge adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo – art. 77 della Costituzione della Repubblica Italiana);
  4. Decreto del Presidente della Repubblica – (DPR, attoemanato dal Presidente della Repubblica Italiana);
  5. Regolamenti(vengono emanati per designareatti normativi emanati da organi dello stato, enti pubblici, organizzazioni internazionali e anche enti privati per disciplinare determinate materie o il proprio funzionamento).
  6. Leggi Regionali
  7. Decreti Ministeriali
  8. Ordinanze

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L’interpretazione della norma giuridica

“E’ un atto che mira ad individuare la volontà ed il significato della Norma Giuridica” e può essere:

AUTENTICA:

Fatta dal legislatore. Il legislatore, cioè, con una norma successiva spiega il significato della norma precedente . Questo tipo di interpretazione è vincolante per tutti nel senso che tutti devono interpretare la norma nel senso indicato dal legislatore”

GIUDIZIALE:

Fatta dai giudici alla fine di un processo ed è contenuta nella sentenza. Tale interpretazione è vincolante (cioè deve essere osservata) solo per le parti del processo. Quindi, l’insieme delle decisioni dei giudici (sentenze) è definito “giurisprudenza”

DOTTRINALE:

è fatta dai giuristi, cioè dagli studiosi del diritto. Essa serve  da orientamento a tutti gli operatori del diritto ma non è vincolante per nessuno. Cioé l’insieme delle interpretazioni dei giuristi è definito “dottrina”

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Il Reato

Si definisce “Reato” quel comportamento umano volontario, che si concretizza in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente e a cui l’ordinamento giuridico fa discendere l’irrogazione di una pena (c.d. sanzione penale).

L’art. 27 della Costituzione stabilisce che “la responsabilità penale è soggettiva”.

I Reati (da cui deriva la pena criminale) si dividono in due categorie:

  1. Delitti – La cui pena criminale consiste in ergastolo, reclusione e multa.
  2. Contravvenzioni – La cui  pena criminale consiste in arresto e ammenda.

Il Reato si identifica attraverso 3 elementi importanti:

  1. Elemento Oggettivo:
  • Autore o soggetto attivo del reato
  • Il soggetto passivo del reato
  • Oggetto materiale
  • Bene giuridico o oggetto giuridico
  • La condotta
  • L’evento
  1. Elemento Soggettivo:
  • Dolo
  • Colpa

3. La Colpevolezza:

  • Si sostanzia nella rimproverabilità, cioè si rimprovera all’autore del fatto di non essersi comportato diversamente, pur potendolo fare. Presupposto della colpevolezza è l’imputabilità, cioè la capacita di intendere e di volere.

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Come si accerta l’esistenza del Reato:

  1. CONDOTTA o nesso di causalità/evento, Cioè la realizzazione  dell’elemento oggettivo
  2. ACCERTAMENTO DELL’ELEMENTO SOGGETTIVO, Cioè l’esistenza del dolo o della colpa – la realizzazione dell’elemento soggettivo)
  3. L’INESISTENZA DI CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE
  4. L’ESISTENZA DELLA COLPEVOLEZZA

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ARTICOLO 43 cp – L’elemento psicologico del reato.

Il delitto:

  1. è doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione;
  2. è preterintenzionale, o oltre l’intenzione, quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente;
  3. è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo articolo per i delitti, si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico.

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