Le funzioni attribuite ai Barracelli, che vengono usati solo quando gli conviene

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BESSUDE – Continuano ad essere numerose le discussioni, le polemiche e le controversie che si fanno registrare in varie “discussioni” – (direi anche faziose ed inopportune…) – sempre prive da un benché minimo riscontro normativo o riferimento di giurisprudenza, dettate soprattutto da mera interpretazione personale, esternate anche da parte di taluni componenti delle forze e/o corpi di polizia o da parte di certe persone in seno alla stessa Regione Sardegna – che tendono di sovente a sminuire e/o travisare, senza darne concreta spiegazione, la reale identità giuridica degli appartenenti alle Compagnie Barracellari… che probabilmente danno molto fastidio.

Come è noto, la Regione Autonoma della Sardegna, nell’esercizio delle potestà in materia di polizia locale e rurale ad essa attribuite dall’articolo 3, lettera c), del proprio Statuto speciale e dal primo comma dell’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, promuove e favorisce l’istituzione ed il potenziamento delle compagnie barracellari, di cui al regio decreto 14 luglio 1898, n. 403, secondo le disposizioni della L.R. 25/88.

La costituzione delle compagnie barracellari ed il reclutamento dei loro componenti, avvengono secondo le modalità stabilite dalla stessa L.R., nel rispetto del principio del volontariato, che stabilisce, per l’appunto, la composizione della stessa Compagnia con personale volontario, privo delle prerogative del potere amministrativo di cui DPR n. 3 del 1957 – (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato) – e del D.lgs n. 267/2000 e s.m.i. – (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).

Ciò significa, che i componenti delle compagnie barracellari, nell’esercizio di tutti i compiti di diritto pubblico, NON SONO LEGITTIMATI ad esercitare l’azione amministrativa diretta che è invece riservata al Sindaco e/o ai dirigenti/funzionari delegati dello stesso Comune di appartenenza. Per esempio: convenzioni di servizio con Enti o altri uffici dello Stato.

Possono, invece, esercitare direttamente – e secondo le forme di legge ivi indicate – tutte le prerogative di cui all’esercizio di diritto privato, come per esempio contratti di guardianaggio e vigilanza di beni privati.

Ma uno dei principali problemi di attualità, nasce nel non voler riconoscere alle c.d. Guardie Barracellari, quelle prerogative essenziali di diritto pubblico, parimenti agli altri operatori di polizia del servizio c.d. permanente, come la qualifica di Ufficiali e/o Agenti di Polizia Giudiziaria, essendo loro – a tutti gli effetti di leggeAgenti di Pubblica Sicurezza e quindi Guardie Boschive e Guardie dei Comuni.

Ed a proposito di ciò, l’attribuzione della qualifica di ufficiale o agente di Polizia Giudiziaria, già appartenente ai Barracelli sin dalla loro nascita (…e che indubbiamente richiede una specifica preparazione professionale da parte degli stessi Barracelli…), non può essere dedotta solo ed esclusivamente sulla base del RD del 14 Luglio 1898 n°403 – peraltro ancora in vigore come legge speciale dello Stato, o dalla numerosa giurisprudenza  derivante delle sentenze che si pronunciano in questo verso, oppure dalla stessa Legge Regionale n. 25/88 relativa all’organizzazione ed al funzionamento del Corpo delle Guardie Barracellari – (che dice e non dice… e comunque non lo può dire perché non è di competenza della Regione ma dello Stato) – ma ciò si rileva anche ampiamente da quelle che sono le leggi ordinarie di riferimento, che si congiungono – appunto – a questo antichissimo istituto. Per poter meglio comprendere, quindi, è necessario entrare nel meccanismo giuridico e razionale di questo Istituto e percorrere tutto l’iter legislativo che in questi ultimi anni ha dato il via ad una serie di norme che riguardano proprio gli agenti di Pubblica Sicurezza e quelli di Polizia Giudiziaria, in modo particolare sugli specifici compiti e le funzioni di diritto pubblico degli stessi Barracelli.

Tralasciando l’ormai noto percorso storico sul barracellato, vediamo che nel 1979, con l’art. 12 del D. P. R. del 19 giugno n° 348, le Compagnie Barracellari, essendo allora alle dirette dipendenze del Ministero dell’Interno, con il trasferimento delle funzioni inerenti alla materia attinente la Polizia Locale Urbana e Rurale, passarono alle dirette dipendenze della Regione Sardegna che, nel 1988, proclamò la tanto attesa Legge Regionale n. 25, intitolata “Organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari” – e ciò altro non fu che un regolamento in applicazione al RD del 14 Luglio 1898 n°403, ancora in vigore.

Ma già nel 1977 con il DPR n. 616, l’art. 18 stabiliva con precisione, quale fosse il concetto di Polizia Locale Urbana e Rurale, affermando che dette funzioni “…concernono le attività di polizia che si svolgono esclusivamente nell’ambito del territorio comunale e che non siano proprie delle competenti autorità statali.”

La citata legge regionale n. 25, quindi, all’art. 1 ha richiamato innanzitutto la funzione di Polizia Locale Urbana e Rurale demandata dallo Stato, (di cui all’art. 3 lettera “C” dello Statuto Speciale e dall’art. 12 del su indicato D.P.R. 19 Giugno 1979 n° 348), promuovendo e favorendo così l’istituzione ed il potenziamento delle Compagnie Barracellari, inserendole evidentemente nel Comparto della Polizia Locale a capo dell’Assessorato Regionale ivi corrispondente e riconoscendo il legittimo esercizio tutte le funzioni di diritto pubblico a loro affidate. E cioè:

  • salvaguardare le proprietà affidate loro in custodia dai proprietari assicurati, verso un corrispettivo determinato secondo le modalità previste dalla presente legge – (…secondo le modalità di diritto privato);
  • collaborare, su loro richiesta, con le autorità istituzionalmente preposte al servizio di
    protezione civile;
  • prevenzione e repressione dell’abigeato – (Furto art. 624 cp, con l’aggravante di cui all’art. 625 cp comma 8: furto di tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria…);
  • prevenzione e repressione delle infrazioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in materia di controllo degli scarichi di rifiuti civili ed industriali;
  • collaborare, con gli organi statali e regionali, istituzionalmente preposti alle attività di vigilanza e tutela nell’ambito delle seguenti materie:
  • salvaguardia del patrimonio boschivo, forestale, silvopastorale, compresi i pascoli montani e le aree coltivate in genere;
  • salvaguardia del patrimonio idrico, con particolare riguardo alla prevenzione dell’inquinamento;
  • tutela di parchi, aree vincolate e protette, flora, vegetazione e patrimonio naturale in genere;
  • caccia e pesca;
  • prevenzione e repressione degli incendi;
  • salvaguardia del patrimonio e i dei beni dell’ente comune di appartenenza, siti fuori dalla cinta urbana, nonchè l’amministrazione dei beni di uso civico e di demanio armentizio, secondo le modalità da stabilirsi con apposita convenzione.
  • collaborare con il Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione sarda con le forme stabilite con decreto interassessoriale dagli Assessori regionali competenti in materia di polizia locale e di difesa dell’ambiente.

I componenti delle compagnie barracellari, oltre alle sopra citate attività istituzionalmente loro affidate, debbono collaborare, nell’ambito delle proprie attribuzioni – (agenti di p.s.) – e nel rispetto delle norme vigenti, con le forze di polizia dello Stato quando ne sia stata fatta richiesta al sindaco, per specifiche operazioni, da parte delle stesse competenti autorità, parimenti agli stessi obblighi imposti ai corpi di polizia municipale dei Comuni.

Ora, come tutti sanno, la costituzione delle Compagnie Barracellari ed il reclutamento dei loro componenti, avviene con deliberazione del Consiglio Comunale, secondo le modalità stabilite dalla stessa L.R. n. 25/88 e – ricordiamolo ancora – nel rispetto del principio del volontariato, divenendo così – a tutti gli effetti di legge – un’articolazione istituzionale del Comune di appartenenza a cui, peraltro, fanno capo le funzioni amministrative relative alla materia di Polizia Locale Urbana e Rurale, che si svolgono esclusivamente nell’ambito dello stesso territorio Comunale – (Rif. art. 18 del D.P.R. 616/77).

L’effettiva immissione in servizio dei componenti la Compagnia Barracellare, dunque, è subordinata all’attribuzione da parte del Prefetto competente per territorio, della qualifica di agente di pubblica sicurezza, così come stabilito dell’articolo 12 del DPR 19 giugno 1979, n. 348, in virtù dell’art. 18 R.D. n. 690/1907 – del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

Detto ciò, vediamo ora quali sono i delicati ed importanti compiti di un Agente di Pubblica Sicurezza e, secondo il codice di procedura penale e le altre legge di riferimento, quali indicazioni giuridiche rilevano la qualifica di Ufficiale e/o Agente di polizia giudiziaria in capo ai componenti della Compagnia Barracellare.

Il decreto legge 6 maggio 2002 n. 83, convertito in legge 2 luglio 2002 n. 133, ha confermato – così come stabilito nel regolamento per l’esecuzione del T.U. leggi di pubblica sicurezza – le modalità concernenti l’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza:

  1. «La nomina ad agente di pubblica sicurezza è conferita ai sensi dell’articolo 43 del testo unico della legge sugli Ufficiali ed Agenti di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 31 agosto 1907, n. 690 previo accertamento del possesso dei requisiti di cui all’articolo 4-bis del regolamento per l’esecuzione del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635
  2. Gli agenti di pubblica sicurezza sono definiti tali ai sensi dagli articoli 17 18 e 43 del Testo unico legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza di cui al R.D. 31 agosto 1907 n. 690. (Il citato testo unico è stato poi aggiornato dal decreto legge 6 maggio 2002 n. 83, convertito in legge 2 luglio 2002 n. 133).
  • In particolare – secondo l’art. 17 R.D. n. 690/1907 – sono agenti di pubblica sicurezza le guardie di città ed i reali carabinieri (oggi agenti, sovrintendenti ed ispettori fino al ruolo di sostituto commissario della Polizia di Stato ed i militari, brigadieri e marescialli fino al ruolo di luogotenente dei Carabinieri). L’art. 18 R.D. n. 690/1907 afferma che gli ufficiali, i sottufficiali e le guardie del Corpo della (Regia) Guardia di Finanza; gli ufficiali, i sottufficiali e le guardie del Corpo della (Regia) Guardia Forestale (oggi Corpo Forestale dello Stato ora soppresso); i sottufficiali e le guardie del Corpo degli agenti di custodia (oggi Polizia penitenziaria).
  • Sono agenti di pubblica sicurezza gli agenti, i sottufficiali e gli ufficiali delle Compagnie Barracellari della Regione Autonoma della Sardegna, sulla base del Regio Decreto n. 403 del 14 luglio 1898 e della Legge Regionale n.25 del 15 luglio 1988.
  • Sono pure agenti di pubblica sicurezza le Guardie Boschive, Campestri, Daziarie ed altre dei Comuni nominate in forza di regolamenti, riconosciute dalle forme di legge e nominate dal Prefetto, come stabilito dal R.D.L. 0 giugno 1914 n. 563 che disciplinava l’art. 44 del testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, anche queste guardie sono munite della qualifica secondo la legge 2 luglio 2002 n. 133. Sono inoltre agenti di pubblica sicurezza anche i membri del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
  • Infine, ai sensi della legge 6 novembre 2003 n. 300, la qualifica di agente di pubblica sicurezza può essere conferita, in modo eccezionale e temporaneo, ai conducenti di veicoli in uso ad alte personalità che rivestono incarichi istituzionali di governo.

E’ importante non dimenticare che l’art. 54 – (Art.1 Legge 30 dicembre 1906, N. 648) – sopprime la categoria degli agenti ausiliari di pubblica sicurezza

In ordine all’art. 34. del R.D. 31 agosto 1907, n. 690 – (Art. 27 Legge 21 agosto 1901, N. 409), compito istituzionale degli ufficiali ed degli agenti di pubblica sicurezza, è quello di vegliare al mantenimento dell’ordine pubblico, all’incolumità e alla tutela delle persone e delle proprietà, in genere alla prevenzione dei reati per cui raccolgono le prove di questi e procedono alla loro scoperta ed in ordine alle disposizioni della legge, procedono all’arresto dei delinquenti; curano l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello stato, delle provincie e dei comuni, come pure delle ordinanze delle pubbliche autorità; prestano soccorso in casi di pubblici e privati infortuni.

Ai sensi dell’art. 36. (Art.29 Legge 21 agosto 1901, N. 409), gli agenti di pubblica sicurezza debbono – quindi – informare prontamente, per iscritto, gli ufficiali di pubblica sicurezza, nella cui circoscrizione si trovano, di ogni reato, e di ogni avvenimento importante che accada nei luoghi dove prestano servizio. Nei casi urgenti le informazioni potranno essere date verbalmente, tenuto fermo l’obbligo di riferirle contestualmente per iscritto, con speciale rapporto, ed anche osservate le prescrizioni del codice di procedura penale all’Autorità Giudiziaria.

Quando nel corso di attività ispettive o di vigilanza, previste da leggi o decreti, emergono indizi di reato, gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale sono compiuti – senza ritardo – con l’osservanza delle disposizioni del codice di procedura penale – (art. 220 disp. Att. cpp).

Infatti, nel richiamato art. 331 cpp, i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio – (…e dunque gli agenti di pubblica sicurezza) – che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria.

Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.

Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l’autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero. 

Infine, all’art. 14 del RD. 14 luglio 1898, n. 403, attualmente in vigore) – è chiaramente detto che i Barracelli sono equiparati agli agenti della pubblica sicurezza… (ora Polizia di Stato) – e, nella loro funzione di Agenti di Pubblica Sicurezza, devono quindi provvedere alla prevenzione dei reati, raccogliere le prove di questi e procedere alla loro scoperta: attività, tipicamente, di polizia giudiziaria.

Da tener presente, che la funzione di polizia giudiziaria ha natura e finalità repressive, e non preventive, dal momento che interviene quando si è già verificata una violazione della legge penale e che l’attività di polizia di sicurezza (o di prevenzione o amministrativa) non ha potuto evitare.

L’attività della polizia giudiziaria – quindi – è quella di effettuare le dovute indagini per raccogliere le prove ed accertare il fatto, poiché si occupa di reati già commessi, e con lo scopo di assicurare alla giustizia i loro autori, mentre l’attività della polizia di sicurezza è rivolta al futuro, cioè preventiva, occupandosi di reati che potrebbero essere commessi e con lo scopo di prevenirne la commissione.

La polizia giudiziaria, sul piano funzionale, può anche essere distinta dalla polizia di sicurezza, anche laddove le due funzioni sono unite sotto l’aspetto organizzativo, essendo svolte dai medesimi corpi di polizia o, addirittura, dal medesimo personale – (Es. Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria).

Peraltro, come la polizia di sicurezza, anche la polizia giudiziaria, a dispetto del nome, rientra nell’amministrazione pubblica in senso oggettivo e soggettivo e non nella giurisdizione perché dipendono direttamente dal Pubblico Ministero.

La funzione di polizia giudiziaria ha quindi carattere di ausiliarità e collateralità rispetto alla funzione del pubblico ministero, al quale spetta l’esercizio dell’azione penale e, dunque, la realizzazione della pretesa punitiva dello Stato.

L’articolo 55 del codice di procedura penale, stabilisce inoltre che “La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale“. E aggiunge, al comma 2, che essa “svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria“.

(1) Salve le disposizioni delle leggi speciali, (ai sensi dell’art. 57 cpp), sono ufficiali di polizia giudiziaria:

  1. a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e gli altri appartenenti alla polizia di Stato ai quali l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità (3);
  2. b) gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato nonché gli altri appartenenti alle predette forze di polizia ai quali l’ordinamento delle rispettive amministrazioni riconosce tale qualità;
  3. c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero un comando dell’arma dei carabinieri o della guardia di finanza.

(2) Sono agenti di polizia giudiziaria:

  1. a) il personale della polizia di Stato al quale l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;
  2. b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio.

(3) Sono altresì ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinate e secondo le rispettive attribuzioni, le persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste al predetto articolo 55 cpp.

Osserviamo ora alcune norme attuali, relative alla Caccia e alla Pesca, in cui i Barracelli sono chiamati in prima persona alle attività di vigilanza e polizia (Rif. Art. 2 L.R. 25/1988):

  1. Legge Regionale 29 luglio 1998, n. 23 – (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia in Sardegna): Art. 72 – La vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata: al Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione sarda, agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria, alle guardie comunali, urbane e campestri, ai barracelli ed alle guardie giurate incaricate dalle aziende faunistico – venatorie e agri – turistico – venatorie… etc.
  2. Legge 11 febbraio 1992, n. 157 – (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio): Art. 28 – I soggetti  preposti  alla  vigilanza   venatoria   ai   sensi dell’articolo 27 (*) possono chiedere  a  qualsiasi  persona  trovata  in possesso di armi o  arnesi  atti  alla  caccia,  in  esercizio  o  in attitudine di caccia, la esibizione della licenza di porto di  fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’articolo  12,  comma  12, del contrassegno della polizza di assicurazione nonche’  della  fauna selvatica abbattuta o catturata.

Nei casi previsti dall’articolo 30, gli ufficiali ed agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono  al  sequestro delle armi,  della  fauna  selvatica  e  dei  mezzi  di  caccia,  con esclusione del cane e dei  richiami  vivi  autorizzati.  In caso  di condanna per le ipotesi di cui al  medesimo  articolo  30,  comma  1, lettere a), b), c), d), ed e), le armi e i  suddetti  mezzi  sono  in ogni caso confiscati.

(*) Nota – Art. 27 L. 157/92: La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali e’ affidata: Agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni – (…cioè i Barracelli). A tali agenti e’ riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’articolo 13 nonche’ armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;

  1. Decreto Legislativo 19 gennaio 2012, n. 4 – In aderenza all’articolo 22, n. 3 del Decreto Legislativo 19 gennaio 2012, n. 4 – strumento operativo teso a semplificare e uniformare l’attività di vigilanza e tutela delle risorse ittiche svolta dal personale incaricato, leggiamo: L’attività di controllo sulla pesca, sul commercio e sulla somministrazione dei prodotti di essa, nonché l’accertamento delle infrazioni sono affidati, sotto la direzione dei Comandanti delle Capitanerie di Porto:
  • al Personale civile e militare della Amministrazione centrale e periferica del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
  • alle Guardie di Finanza;
  • ai Carabinieri;
  • agli Agenti di pubblica sicurezza;
  • agli Agenti giurati.

Ai Soggetti di cui all’art. 22, n. 3 del citato D.lgs, è riconosciuta, qualora già ad esse non competa, la “qualifica di Ufficiali o Agenti di polizia giudiziaria”, secondo le rispettive attribuzioni, ai fini della vigilanza sulla pesca ai sensi dell’articolo 55, comma 3, del Codice di procedura penale.

Ed ecco che nella nota n. 0005351.u del Capo Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia datata 8 Settembre 2011, viene ben esplicitato il concetto secondo cui “I Barracelli, in quanto guardie dei comuni di cui all’art. 57, 2° comma, c.p.p. e sulla base delle funzioni loro attribuite, analoghe a quelle di cui all’art. 57, 3° comma c.p.p., svolgendo le funzioni di polizia locale urbana e rurale ed assumono – già ex legge (art. 5 della Legge del 7 marzo 1986 n. 65) – la qualifica di agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria.

Pertanto, dice la stessa nota, i barracelli sono inquadrati – già come agenti di pubblica sicurezza – ma anche agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e coadiuvano le altre forze di polizia dello Stato quando queste ne fanno richiesta.

Ed ancora: Lo stesso Capo Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia, recentemente, con un’altra nota inviata al Comune di Cardeddu (OG), ha ribadito quanto sopra già detto, riconfermando che ai componenti le Compagnie Barracellari, già agenti di PS, va riconosciuta la qualifica di Agenti e Ufficiali di polizia giudiziaria con le relative prerogative, doveri e responsabilità, svolgendo gli stessi Barracelli le funzioni di polizia locale urbana e rurale, assumendo perciò ex lege (art. 5 legge n. 65 del 7 marzo 1986) la predetta qualifica:

  • Capitano e Ufficiali: Ufficiali di Polizia Giudiziaria.
  • Sottufficiali e Agenti: Agenti di Polizia Giudiziaria.

In sostanza, altresì, stando a questa chiara legittimazione esplicitata nei confronti dei Barracelli, ne deriva – inequivocabilmente – che tra le tante attività demandate agli Agenti e Ufficiali di polizia giudiziaria di cui all’art. 57 cpp, gli stessi Barracelli si ritrovano ad essere legittimati anche a compiere quelle attività di polizia amministrava di cui al Codice della strada, richiamati dalla norma statale norma statale di cui al cpp, nell’ambito del proprio territorio comunale di competenza. Infatti: l’Art. 12 del Codice della Strada, testualmente dice: 

  1. L’espletamento dei servizi di polizia stradale previsti dal presente codice spetta:

a) in via principale alla specialità Polizia Stradale della Polizia di Stato;

b) alla Polizia di Stato;

c) all’Arma dei carabinieri;

d) al Corpo della guardia di finanza;

d-bis) ai Corpi e ai servizi di polizia provinciale, nell’àmbito del territorio di competenza;

e) ai Corpi e ai servizi di polizia municipale, nell’àmbito del territorio di competenza;

f) ai funzionari del Ministero dell’interno addetti al servizio di polizia stradale;

f-bis) al Corpo di polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato, in relazione ai compiti di istituto.

  1. L’espletamento dei servizi di cui all’art. 11, comma 1, lettere a) e b), spetta anche ai rimanenti ufficiali e agenti di polizia giudiziaria indicati nell’art. 57, commi 1 e 2, del codice di procedura penale… Omissis…

Continuando, all’art. 22, comma 3, del Regolamento di Attuazione al Codice della Strada, si legge inoltre che “I servizi di polizia stradale sono espletati dagli appartenenti alle amministrazioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, del codice, (cioè dagli Enti Locali) – in relazione agli ordinamenti e ai regolamenti interni degli stessi.”

A proposito di ciò, concludendo, viene spontaneo porsi alcune domande d’attualità:

  • Quando si opera nelle feste di Paese, regolando la viabilità o nelle manifestazioni sportive ciclistiche, quale tipo di attività sta svolgendo un Barracello intento a controllare il traffico stradale?
  • E nel caso in cui si debba intervenire, nel rispetto del Regolamento Comunale sull’osservanza delle regole dei suoli pubblici, rilevando che un furgone di un commerciante si posteggi abusivamente in una strada per esercitare la sua attività, per la quale è privo dell’atto concessorio del suolo pubblico, e quindi in sosta intralciando anche la viabilità stradale, quali azioni dovrà compiere il Barracello comandato di servizio per fare rispettare la legge?

Quindi, non si può assolutamente negare che i due casi appena accennati, oltre all’esercizio del rispetto dei Regolamenti comunali di riferimento, siano di stretta pertinenza e competenza del Codice della Strada

Ma il problema di base – concludendo – è la mancata applicazione dell’articolo 32 della L.R. 25/88 da parte della Regione, riguardante la formazione professionale da somministrare a tutti i Barracelli. Unione Barracelli, per superare detta manchevolezza istituzionale, sta pensando sin d’ora di organizzare dei Corsi appropriati per cui, a breve, ne formuleremo istanza alla stessa Regione.

Ad ognuno di voi le proprie considerazioni… ma, mi raccomando, se contrarie che siano ben documentate e comprovate!

(Scarica in PDF)

Capitano Giuseppe Vargiu

Unione Barracelli

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