Forestas Sardegna: Ritorno al futuro !

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Le funzioni di Polizia Amministrativa/Stradale possono essere esercitate anche dall’agente fuori servizio se nel proprio Comune?

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Il Barracello, una Guardia del Comune

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BESSUDE (SS)QUESITO: Un vigile urbano in borghese, che – fuori dal suo normale orario di servizio – si trovi ad essere involontario testimone di una violazione delle norme del codice della strada, può ugualmente elevare la multa nei confronti dell’automobilista indisciplinato?

LA RISPOSTA: Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Trento e dalla Cassazione (n. 5771/2008) – è certamente affermativa: atteso che le funzioni della polizia municipale non incontrano limiti di tempo (come invece quelle previste per la polizia giudiziaria).

Il verbale redatto dal vigile in borghese, fuori dall’orario di lavoro, infatti è ugualmente valido e non può essere impugnato. Non importa il fatto che il conducente non si sia potuto rendere conto della presenza del pubblico ufficiale e, di conseguenza, adeguare il proprio comportamento alle regole del codice della strada.

È vero che – secondo pacifica giurisprudenza – la pubblica amministrazione non deve agire sfruttando l’effetto “a sorpresa” nei confronti del cittadino al fine di riempire le casse degli enti locali – (tanto è vero che gli autovelox devono essere preventivamente segnalati in modo da garantire a tutti di poter conformare la velocità ai limiti prescritti) – ma è anche vero che, anche quando ripone la divisa, il vigile urbano resta sempre tale e, pertanto, le sue dichiarazioni hanno pubblica fede.

Secondo la sentenza in questione, il poliziotto della municipale è legittimato a elevare la contravvenzione anche se è in borghese: nell’ordinamento della polizia municipale non esiste una norma che fissi limiti di tempo all’esercizio del potere di sanzionare gli automobilisti. Peraltro, la circostanza secondo cui anche la Stradale o i Carabinieri possono fare le multe alle auto indisciplinate, non significa che i vigili urbani, quando elevano il verbale di polizia amministrativa, debbano essere necessariamente agenti di polizia giudiziaria e, quindi, debbano essere soggetti alle restrizioni previste dal codice di procedura penale. La disciplina, infatti, tra le due categorie di pubblici ufficiali è completamente diversa.

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Approfondiamo l’argomento… facciamo un esame di coscienza

La storia ci dice che le guardie delle Province e dei Comuni – (comunemente identificate come vigili urbani) erano quelle figure che in Italia svolgevano il ruolo e l’attività di polizia locale, oggi inquadrate nella polizia municipale e nella polizia provinciale.

Le prime testimonianze sull’esistenza di questo Istituto, così come indicato dai più autorevoli testi di storia, si rintracciano nel medioevo durante l’età comunale e durante l’XI secolo in Sardegna con le Compagnie Barracellari, che ad oggi rappresentano infatti uno dei più antichi corpi di polizia d’Europa.

In diverse città italiane, così come in Sardegna, la vigilanza era organizzata dai privati e tali guardie erano a disposizione del magistrato deputato a mantenere l’ordine pubblico, solitamente un capitano militare proveniente dalla milizia cittadina – (da cui – ancora oggi – ne deriva il nome del grado rivestito dal Comandante delle Compagnie Barracellari).

Nelle comunità medioevali più organizzate ed importanti, le guardie erano costituite in una milizia cittadina strutturata gerarchicamente come reparto militare, denominato “Compagnia”, alle dipendenze delle autorità civili.

In Sardegna, l’istituto delle Compagnie Barracellari, che ha per l’appunto queste antiche origini giudicali, nel XVII e nel XVIII secolo, si presentava proprio come un servizio composto da una speciale squadra di guardie campestri, che si rinnovava di anno in anno nell’ambito della comunità rurale e/o urbana e che, in cambio dei contributi versati dagli allevatori e dai coltivatori, s’impegnava a pattugliare il territorio, a proteggere le attività agricole, a prevenire i reati, a sorvegliare i beni rurali e in particolare a risarcire i danni causati da furti, atti vandalici e sconfinamenti del bestiame che rimanevano impuniti.

Il Regno di Sardegna, con la legge 23 ottobre 1859 n. 3702, diede quindi la possibilità ai comuni di dotarsi ufficialmente di proprie guardie, (i Barracelli) – per vigilare sul rispetto dei propri atti normativi con l’autorizzazione dei governatori provinciali.

Dopo l’unità d’Italia, con la legge 30 giugno 1889, n. 6144, veniva consentito a queste guardie il rilascio della licenza di porto d’armi a tassa ridotta, distinguendole dalle Guardia di Pubblica Sicurezza, (ora Polizia di Stato), alle dipendenze del ministro dell’interno.

Ma nel 1907Giovanni Giolitti, ministro dell’interno del governo Giolitti III, regolamentò ancora la materia emanando il R.D. 31 agosto 1907, n. 690, dando così facoltà ai comuni italiani di poter provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali a mezzo di proprio personale che doveva essere preventivamente riconosciuto in possesso di titoli e requisiti necessari. Lo stesso art. 44 del TU, R.D. del 18 agosto 1907 n. 690, perciò, prevedeva che con l’autorizzazione del prefetto della provincia, i comuni, gli enti morali ed i privati che ne aveva interesse, potevano chiedere la nomina di tali guardie per l’espletamento delle attività previste dalla legge; materia poi disciplinata anche dal R.D.L. 26 settembre 1935, n. 1952.

Nel 1975, venne emanato – per la prima volta – il DPR 22 maggio 1975, n. 480, che all’art. 1 venne stabilito che “Sono trasferite alla Regione Autonoma della Sardegna, per il proprio territorio, le funzioni amministrative degli organi centrali e periferici dello Stato in materia di polizia urbana e rurale e di prevenzione antincendi nelle campagne svolte dagli enti locali… La regione trasmette al rappresentante del Governo copia dei regolamenti comunali in materia di polizia locale urbana e rurale e degli eventuali atti di modifica degli stessi, dopo che questi sono divenuti esecutivi ai sensi delle disposizioni in vigore.”

Nel 1977, poi, fu emanato – un secondo atto normativo – il d.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 che alla luce del trasferimento di numerose competenza dallo Stato agli enti locali, fu previsto che “Le funzioni amministrative relative alla materia «polizia locale urbana e rurale» concernono le attività di polizia che si svolgono esclusivamente nell’ambito del territorio comunale e che non siano proprie delle competenti autorità statali”.

Ancora, nel 1979, con l’art 12 del DPR 19 giugno 1979, n. 348, (e con specifico riferimento alle Campagnie Barracellari), venne stabilito che sono trasferite alla Regione Sardegna le funzioni amministrative degli organi centrali e periferici dello Stato relative al servizio di prevenzione dell’abigeato di cui al regio decreto 14 luglio 1898, n. 404, e successive modificazioni, ed al barracellato di cui al regio decreto 14 luglio 1898, n. 403, e successive modifiche, riconoscendo ai componenti le compagnie barracellari, con decreto del prefetto, la qualifica di agente di pubblica sicurezza, autorizzandolo, infine a portare armi del tipo stabilito dal prefetto stesso.

Nel 1986, infine, con l’approvazione della legge n. 65 (“la Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale“), le c.d. guardie municipali, vennero organizzate in Corpi o Servizi costituiti e gestiti dagli enti locali, assumendo così la denominazione di polizia municipale. Dal 1986, quindi, le Province e i Comuni istituirono appositi corpi di Polizia Municipale e Polizia Provinciale… e le Compagnie Barracellari continuarono ad operare nella Regione Sardegna su specifica delega dello Stato.

I Barracelli, dunque, continuando a dipendere dall’ente locale (Comune) – che ne deve curare l’organizzazione e provvedere ad indicare i propri servizi a seconda delle esigenze di carattere locale, con la Legge Regionale n. 25/1988 – (sempre in riferimento ai su indicati mai abbrogati R.D. n. 403 e 404 del 1898), vennero così rinnovati dopo circa 90 anni… ed inseriti a pieno titolo nel Comparto della Polizia Locale della Regione Sardegna.

Le guardie barracellari, inoltre, sono singolarmente nominate dal Prefetto, secondo quanto stabilito dalla stessa L.R. 25/88 e dall’art. 43 del R.D. 31 agosto 1907, n. 690, (… che in virtù dell’art. 18 recita: “Sono pure agenti di pubblica sicurezza le guardie campestri, daziarie, boschive ed altre dei comuni, costituite in forza di regolamenti, deliberati ed approvati nelle forme di legge, e riconosciute dal prefetto….”) –  se in possesso dei titoli e requisiti indicati dall’art. 4 bis R.D. del 6 maggio 1940 n. 635 (regolamento d’esecuzione del TULPS).

Pertanto, le guardie barracellari, parimenti agli agenti della polizia municipale,  continuano ad essere Guardie dei Comuni ed esercitano un’attività di polizia amministrativa, polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e possono portare senza licenza, le armi di cui sono muniti.

Stando alla giurisprudenza di merito, e in riferimento al c.p.p., relativamente alle funzioni ordinarie di polizia giudiziaria – (essendo loro guardie dei comuni, guardie campestri  e boschive…) – esse sono esercitate limitatamente all’orario di servizio e nell’ambito territoriale dell’ente d’appartenenza, mentre le funzioni di agente di pubblica sicurezza e quella di polizia stradale sono permanenti.

Tale concetto, peraltro, sarebbe stato espresso anche dall’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia, che nel 2011 ha testualmente concluso un suo parere dicendo che “dall’esame puntuale e congiunto della complessa normativa di riferimento, è ragionevole inferire come ai Barracelli possa, senza ombra di dubbio, essere riconosciuta la qualifica di Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria. Essi, infatti, sono equiparati agli agenti di pubblica sicurezza (già per definizione agenti di polizia giudiziaria), a livello di prerogative, doveri, responsabilità; svolgono una attività di vigilanza assidua per prevenire e reprimere i delitti contro le proprietà (furti, abigeati, incendi); raccolgono le prove; i loro verbali fanno fede in giudizio sino a prova contraria; possono andare in giro armati; eseguire perlustrazioni notturne; presentare denunce di reati; arrestare; sequestrare armi e bestiame. Senza trascurare la circostanza che possono essere anche ricompresi  fra le Guardie dei Comuni di cui all’art. 57, secondo comma,  c.p.p. e che le funzioni loro attribuite sono analoghe – (come nell’atto descritto) – a quelle di cui all’art. 57, terzo comma, c.p.p. – Emblematica e significativa risulta essere, in ultima analisi, la circostanza secondo cui, svolgendo i Barracelli funzioni di polizia locale urbana e rurale, assumono ex lege (art. 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65) la qualifica di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria.. nelle medesime condizioni degli attuali agenti della polizia Municipale.

QUESITO: E se la questione volve proprio in questo verso… riconducendo così i Barracelli a queste molteplici funzioni nella loro qualità di guardie dei comuni… quanti di noi sono veramente in grado di svolgere compiti di polizia giudiziaria, polizia stradale e polizia di sicurezza? 

(Giuseppe Vargiu)

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